Un’ oasi nella Giungla

Questo è il primo vero articolo di questo blog quindi benvenuti.

Oggi vi voglio parlare di una città che conosco da alcuni anni e della sua vicina che ho coperto solo quest’ anno: New York e Boston.

Questo è il primo di una sere di articoli sulla mia avventura bostoniana e altri seguiranno (con più contenuti storici e con molte più foto). Con queste parole vorrei dare uno spaccato di vita americana, per quanto un visitatore possa capirne, e farvi immergere in una realtà per noi pressoché aliena.

Quello che dicono di New York è vero, è la città che non dorme e che non si ferma mai: tutto quello che ti serve sempre a tua disposizione H24 perchè NY è la città delle opportunità e al pioniere non deve mai mancare niente.

Forse un tempo; a me la realtà è sembrata diversa.

La grande mela, dopo averci anche lavorato per alcune settimane, mi è apparsa sempre meno rossa, e sempre più grigia.

A parte il suo polmone verde, tutto è stato divorato da piani su piani di cemento sia verso l’alto che verso il basso ( dopo aver provato le gioie della metropolitana newyorkese all’ ora di punta non mi lamenterò più dei trasporti della mia cara Milano).

Ha un fascino innegabile come metropoli mondiale, come frullatore di culture in cui un cubano e un filippino discutono di mercati esteri e in cui puoi trovare alla guida del tuo taxi un bengalese che scappa dalla guerra o un irlandese pazzo che ti deve scaricare per andare a vedere la partita.

New York è uno dei pochi posti dove sono stato dove puoi sentire che la città è diventata un essere talmente grande e affamato che puoi sentire battere il suo cuore in un treno che ti passa sotto i piedi e nel profumo di un hot dog all’ angolo della strada.

Quest’ anno però io sono riuscito a trovare un’ oasi nella giungla (perché qui non si può certo parlare di deserto) e quest’ oasi si trova nella parte nord di Manhattan, dopo aver attraversato Harlem, in un posto impensabile per un tesoro simile.

Alla fermata della 190a strada della linea rossa, mi trovo davanti un semplice parco che alla fine, dopo innumerevoli sentierini e scale, svela il suo segreto: The New York Cloisters. È un complesso imponente che racchiude svariate opere d’arte del medioevo europeo in un contesto sorprendente.

Accanto ai monili, ai crocifissi e alle bibbie miniate ci sono degli interi chiostri sradicati dall’ Occitania e dalla Catalogna e riassemblati li per la gioia dei visitatori a stelle e strisce.

Il primo impatto è molto confortevole per un amante della storia medievale come me, mi sentivo a casa in un certo senso. Poi ho realizzato che un progetto così ambizioso era stato realizzato da un’ unica grande mente (e con un grande portafoglio ). Così è entrato in azione il mio spirito puramente storico e mi sono informato, scoprendo una storia che non molti tra i giovani del vecchio continente conoscono che ha come protagonista un uomo di nome :John D. Rockefeller Jr.

Figlio del grande magnate del petrolio protagonista della svolta industriale degli Stati Uniti, acquista un’ intera area di Manhattan per trasformarla in un parco che nel 1935 verrà donato alla città di New York; assieme ai terreni Rockefeller dona anche una parte della sua collezione personale, accompagnata da un’ intera collezione privata che egli stesso aveva acquistato da un grande collezionista di opere medievali americano.

Il complesso, costruito tra il 34 e il 39 incorpora 5 chiostri smantellati pietra dopo pietra in Europa, trasportati attraverso l’oceano e ricostruiti all’ interno di in un unico edificio progettato da Charles Collens e, come se tutto questo non fosse abbastanza, Rockefeller ha persino acquistato le terre al di là del fiume Hudson per preservare la vista dal complesso.

Il risultato finale è un’ esperienza unica di pace e armonia in mezzo a chiostri e giardini nel cuore di un mostro di cemento come New York quindi non posso fare altro che raccomandarlo.

Come ho detto all’ inizio, il resto della città mi ha fatto uno strano effetto quest’ anno: il primo impatto è sempre forte con le sue strade affollate, i taxi, la metropolitana e soprattutto i suoi cittadini indaffarati ma questa volta mi è sembrata più grigia e un po’ più triste del solito; forse perché ho smesso di guardare agli edifici luccicanti e ho cominciato a vedere tutto quello che si nasconde alla loro ombra, ho iniziato a capire il prezzo che questa città paga per non fermarsi mai e i suoi innumerevoli tentativi, riusciti e non, di rendere tutto un po’ meno frenetico e un po più vivibile quasi come nel Village.

È proprio su questo punto che interviene la vicina Boston, una città completamente diversa per struttura, abitabilità e soprattutto abitanti. Il mezzo di trasporto principale per il centro, non è più la metro o il taxi ma le tue gambe. Infatti Boston ha un bellissimo centro storico che è tutto a portata di passeggiata più o meno lunga.Questa passeggiata non ti fa semplicemente camminare da un posto all’ altro perché mentre cammini sei accompagnato da edifici storici, ripercorri le orme della rivoluzione e ti lasci trasportare da uno spirito che in certi luoghi arriva ad essere quasi quello di un quartiere di una piccola città. Questo mi è piaciuto veramente di Boston, il fatto che non è una città ostile come NY, non hai quella sensazione di doverla conquistare per arrivare ad avere il diritto di definirti un Newyorkese, non diventi pazzo a capire come funziona la metropolitana, se hai bisogno di aiuto le persone te lo danno con un sorriso e non con la faccia di chi aspetta 5 dollari di mancia per la propria generosità e soprattutto senti che puoi trovare il tuo posto come in una piccola (immensa) città.

 

English version coming soon, follow me to get it hot off the press !!

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