È giunto il momento.

Salve cari viaggiatori, non ho voluto sfruttare l’ hype per la notizia anche perchè molta gente più qualificata di me sta trattando l’argomento in modo più che esaustivo, ma anche per me è giunto il momento di dire parole sui fatti di Parigi. La condanna deve essere unanime e su questo non transigo, ma io, dalle mie limitatissime conoscenze geopolitche, vorrei analizzare tutto il disco di accrescimento che ruota intorno al buco nero di questi fatti, in particolare un aspetto: la sicurezza.

Questi attacchi hanno portato nel cuore di ogni europeo la paura di salire su un treno o di entrare in una metrò, hanno portato alla paura della folla, dei grandi eventi e delle grandi manifestazioni, hanno portato alla paura di anche solo godersi le piccole gioie di quella che noi, tanto orgogliosamente, definiamo società occidentale. I media di tutto il mondo sono uniti nel ribadire quanto vincere queste paure sia fondamentale ed io unirò la mia voce alla loro, non è per colpa di questi codardi che si nascondono dietro la maschera di una religione distorta e alterata che io smetterò di andare ad un concerto e non è per colpa di questi portatori di odio che le mie ideologie di umanitaria fratellanza verranno scosse. Questi attacchi però hanno scatenato ben più che il timore di andare nella piazza della propria città, hanno instillato la paura del vicino di casa, la paura dell’ altro e del diverso. Mi spiego, la maggior parte degli attentatori non erano siriani, erano francesi nati e cresciuti in Francia, figli di una periferia che li rifiutava, li ostracizzava e li rendeva il bersaglio di insulti e discriminazione; questa è la vera arma del radicalismo: uomini che da tutto il mondo ritrovano nella cosiddetta guerra santa uno scopo, una comunità e una famiglia, per non parlare della prospettiva di soldi, donne ed eterna gloria, ed è da questo che sono attirati, dalle stesse prospettive che magari i loro genitori sono venuti a cercare in Europa, e che non hanno trovato.

Questi attacchi non hanno fatto altro che sfamare un incredibile circolo vizioso composto da paura ignoranza e violenza perché le misure restrittive a cui sta correndo l’intera Europa non fanno altro che far crescere la paura e la discriminazione per “l’islamico” creando sempre più ghetti di discriminazione che diventeranno il terreno fertile per la crescita di altri “ Salah Abdel Salam“. Stiamo facendo allo stato islamico un grandissimo regalo di natale in anticipo perché, non sto parlando solo della Francia, alle prossime elezioni spopoleranno quelle forze politiche conservatrici che predicano l’esclusione, la marginalizzazione e soprattutto la punizione senza distinzione del diverso e di tutto ciò che in potenza minaccia il cittadino e la nazione.

Tornando al tema della sicurezza, i fatti di Parigi stanno portando con loro un carico ben più pericoloso del radicalismo islamico e minacciano di distruggere ciò che ha richiesto secoli per essere costruito stanno chiedendo il sacrificio della nostra libertà. Non sto parlando della libertà di uscire e passeggiare di cui ho parlato prima, sto parlando di quella libertà che ci garantiscono le nostre istituzioni e le carte costituzionali che reggono le fondamenta stesse della democrazia e del nostro vivere europeo. Politici che incalzano per la modificazione della costituzione e che predicano la rinuncia a un po’ di libertà in favore della sicurezza stanno minando a qualcosa, e qui posso parlare con tutta l’autorità che un laureando in storia può possedere, che ha richiesto la vita di centinaia di migliaia di uomini donne e bambini per essere conquistata e che non può vacillare quando veniamo colpiti.

Per farvi capire il mio punto vorrei riportarvi un monologo di uno scienziato svizzero recentemente apparso in un famoso film:

la guerra (la seconda guerra mondiale) ci ha insegnato che se si prova a togliere con la forza la libertà al genere umano, esso resiste e combatte, ma in una situazione di instabilità, paura e chaos l’umanità sarà disposta a sacrificare la propria libertà sull’ altare della sicurezza garantendo a chi quella sicurezza la provvede, il pieno controllo sull’ umanità stessa.”

Lo scienziato in questione è Armin Zola ed è un famoso personaggio di un fumetto Marvel, perdonate la fonte non autorevole, ma io credo che il suo discorso sia ben più che attuale. Certamente gli stati di emergenza sono necessari a quella che è in effetti la nostra sicurezza e su ciò che è stato fatto ultimamente non ho nulla da dire, ma stiamo correndo il rischio di adottare misure permanenti per una situazione che certamente non si può definire passeggera e che anzi, considerate le forze in campo richiederà molto tempo e un enorme sforzo di coordinazione diplomatico/strategico, ma che certamente non merita il sacrificio di ciò che l’Europa, anche solo nel suo essere, ha conquistato.

In comertina: installazione artistica presso il Pantheon di Parigi 2015.

The Boston Freedom Trail Pt. 3 ( Eng )

Hello dear readers, I apologize for the prolonged absence from these pages but the last few weeks have been full of events and opportunities for me and I will have the pleasure to document them here in the near future.

The time has come to reach the end of this journey which  begun a few weeks ago, the Boston Freedom Trail. Today we shall see the most impressive landmarks that I have had the pleasure to visit and which, in my opinion, are a symbol of how  this city is attached to its landmarks.

Paul Revere House

This house, one of the oldest buildings in the city, was the home of one of the great founding fathers who lived here, together with his wife and their nine children for their entire lives. From here he left for the famous ride to warn other Lexinton “Children of Freedom”, Sam Adams and John Hancock, that a British contingent was about to attack them. This ride is told, in an endless number of stories and poems of different periods, and is represented in an impressive monument that can be seen along the path, right next to the house, that takes the visitor to the next landmark found on the trail.

Towards the end of  the 800s, the house became a sort of primary care centre for Irish, Jews and Italian migrants who arrived in the city. Today it has been turned into a museum and contains a reconstruction of a typical colonial house of the eighteenth century.

The Old North Church

Built in 1723 as a Catholic church, today it is an Episcopal centre of religious life for Boston’s  Catholics . This old building also played an important role during the revolution, it was used in fact to alert, with its high bell tower, that the British were about to attack the nearby town of Carlestown. Two lanterns were hung on top of the building, as agreed, to signal and warn other Children of the Freedom, that the redcoats would attack from the sea; “One if by land, two if by sea” reads in fact, the poem by Longfellow that gave its fame to this building in the pages of history.

Copp’s Hill Burying Ground

This large cemetery of revolutionary Boston hosts personalities from the merchant and business world, which for centuries had been the heart of the economy of this great port city.  Here can be found  two priests, who have played an important role during the famous witch trials that took place in Salem, a town not far from Boston.

 USS Constitution

This warship was the first to be commissioned from the newly created  United States, in 1797, is still registered at the naval military register of the US Navy and holds a crew and officers. Although its role is only celebratory “Old Ironsides” has gained hits nickname while patrolling all the Americas facing the Atlantic, from Labrador to Brazil, during the war of 1812 against England. Unfortunately, when I visited the basins that serve as home to this “old lady”  the ship was being restored. I felt better afterwards when I visited the Destroyer “Cassin Young,” which was moored next to her. This ship served during World War II and during the visit, I was accompanied by friendly octogenarians explaining to the children how powerful and loud the anti-aircraft was and how many enemies they could kill the many “mouths of fire” that could be found around the ship.

This visit was emblematic of the value that the military culture has in the hearts and minds of Americans: not only the guides were proud of their service but also the youngsters listened  enraptured by their stories. I would like to take this opportunity to refute all the stereotypes, one sees on the media, about the elderly and how their stories are a bore and a ‘waste of time. For those who still have this opportunity, I do not think that there isn’t a better way to understand who we are, if not through the stories told by the elderly about how we were. And if those stories come from people who are a direct source, then there’s no doubt that they are more than just interesting; I give you my word as an historian.

 Bunker Hill Monument

It is right on top of this hill that on June 17, 1775 the first real and fierce battle of the American Revolutionary War began. Here, a contingency of poorly armed and badly-equipped settlers for three days resisted before surrendering to the British war machine, but not before causing’ huge losses among the redcoats and showing them what was the determination of the “Sons of Liberty”. The obelisk, whose foundation stone was laid by one of the veterans of those bloody days, today stands as a symbol of the town ofCharlestown and offers a view of the city that you could not see even from the tallest skyscraper. The 394 steps are a small price to pay to get to the top of  this hill and, if only for a moment, imagine being able to peek through the ranks of the soldiers who have defended freedom and independence of the American people.

 Here, on top of Bunker Hill, ends the Boston Freedom Trail. I hope that this long walk among the monuments and the history ofBoston have given you a new perspective in your travels.

I also hope that when you will be in front of a monument, a painting, a statue or a grave,  questions will arise and create in  you a thirst for knowledge like the one that drives me in my studies and in my travels.

See you soon with my  next article and I recommend also to follow me on Instagram because the camera has never been idle and various projects were started during these past weeks of silence. So stay tuned and keep travelling !!

The Boston Freedom Trail Pt. 3

Salve cari lettori, mi scuso per la prolungata assenza da queste pagine ma le ultime settimane sono state dense di eventi e occasioni da non perdere che avrò anche il piacere di documentare qui nel prossimo futuro.

Per ora è il momento di arrivare fino in fondo a quel cammino iniziato tempo fa, il Boston Freedom Trail. Oggi ci aspettano le tappe più imponenti che ho avuto il piacere di visitare e che a mio parere sono anche il simbolo di quanto questa città sia affezionata ai suoi landmarks.

Paul Revere House

Questa casa, uno degli edifici più antichi della città, ha ospitato il grande padre fondatore insieme a sua moglie e ai suoi 9 figli per tutta la loro vita. Da qui partì la famosa cavalcata per Lexinton per avvisare gli altri “Figli della Liberà”, Sam Adams e John Hancock, che un contingente britannico stava per attaccarli. Questa cavalcata è immortalata, oltre che in un numero sconfinato di racconti e poesie delle più diverse epoche, in un imponente statua che si può ammirare lungo il percorso proprio accanto alla casa e che accompagna il visitatore al monumento successivo.

Verso la fine dell’ 800, la casa divenne una sorta di centro di prima assistenza per i migranti irlandesi, ebrei e italiani che arrivavano in città, oggi è stata adibita a museo e contiene una ricostruzione di una tipica casa coloniale del diciottesimo secolo.

The Old North Church

Costruita nel 1723 come chiesa cattolica, ancora oggi è sede episcopale e centro della vita religiosa dei cattolici di Boston. Anche questo vecchio edificio ha giocato un ruolo importante durante la rivoluzione, è servito infatti a segnalare, grazie al suo alto campanile, che gli inglesi stavano per attaccare la vicina città di Carlestown. Due lanterne furono appese sulla cima dell’ edificio come segnale concordato per avvisare gli altri figli della libertà che le giubbe rosse avrebbero attaccato dal mare; “one if by land, two if by sea” recita infatti la poesia di Longfellow che ha consegnato la fama di questo edificio alle pagine della storia.

Copp’s Hill Buring Ground

Questo grande cimitero della Boston rivoluzionaria ospita personalità illustri del mondo mercantile e affaristico che per secoli è stata l’anima dell’ economia di questa grande città portuale. Riposano qui anche due sacerdoti che hanno avuto un ruolo importante durante i famosi processi alle streghe che avvennero a Salem, cittadina non lontana da Boston.

USS Constitution

Questa nave da guerra fu la prima ad essere commissionata dai neonati Stati Uniti d’America nel 1797 e ancora oggi è iscritta al registro navale militare della marina americana e ospita un equipaggio e degli ufficiali. Nonostante il suo ruolo sia solo celebrativo la “Old Ironsides” (fianchi di ferro) si è quadagnata il suo soprannome pattugliando tutte le americhe atlantiche, dal Labrador al Brasile, durante la guerra del 1812 contro l’inghilterra. Purtroppo quando io ho visitato i bacini che fanno da dimora a questa “vecchia signora” quest’ ultima era in restauro ma sono stato consolato dalla visita al Destroyer “Cassin Young” che era ormeggiato al suo fianco. Questa nave ha servito durante la seconda guerra mondiale ed era corredata da simpatici ottantenni che spiegavano ai bambini quanto fossero potenti e rumorose le contraeree e quanti nemici potessero falciare le innumerevoli bocche di fuoco che adornavano la nave. Questa visita è stata emblematica del valore che la cultura militare ha nel cuore e nella mente degli americani: non solo le guide erano fiere del loro servizio ma anche i più giovani le ascoltavano rapiti dalle loro storie. Vorrei anche cogliere l’occasione per smentire tutti quegli stereotipi televisivi che vedono negli anziani e nei loro racconti una noia e un’ inutile perdita di tempo. Per chi ha ancora tale possibilita’ , non credo ci sia modo migliore per comprendere chi siamo, che attraverso i racconti di come eravamo e se quei racconti vengono da chi è una fonte diretta non c’è dubbio che sono ben più che interessanti; parola di uno storico.

Bunker Hill Monument.

È proprio in cime a questa collina che il 17 giugno 1775 iniziò la prima vera e feroce battaglia campale della guerra di indipendenza americana. Qui un’ armata di coloni male armati e male equipaggiati per tre giorni ha resistito su questa collina prima di piegarsi alla macchina da guerra britannica dopo aver causato pero’ ingenti perdite tra le giubbe rosse e mostrando quale fosse la determinazione dei “Figli della Libertà. L’obelisco, la cui prima pietra è stata posata da uno dei veterani di quelle sanguinose giornate, oggi si innalza a simbolo della cittadina di Charlestown e offre una vista sulla città che non si potrebbe trovare nemmeno dal più alto dei grattaceli. I 394 scalini sono un piccolo prezzo da pagare per conquistare a nostra volta questa collina e, anche se solo per un istante, riuscire a sbirciare tra le fila dei soldati che hanno difeso la libertà e l’indipendenza del popolo americano.

Qui, sulla cima di Buker Hill, si conclude il Boston Freedom Trail; spero che questa passaggiata tra i monumenti e la storia di Boston abbiano portato una nuova prospettiva per i vostri viaggi e spero che ora di fronte a un monumento, a un dipinto, a una statua o ad una tomba sorgano sempre più interrogativi e cresca in voi una sete di conoscenza simile a quella che anima me nei miei studi e nei miei viaggi.

Ci vediamo al prossimo articolo e mi raccomando seguitemi anche su instagram perchè la macchina fotografica non è mai rimasta inoperosa e vari progetti sono nati durante queste settimana di silenzio. Perciò stay tunend and keep travelling !!