La Ricompensa del Freddo

Quando sono partito per la Svezia il mio obbiettivo era uno, e uno soltanto: assistere di persona alla magia dell’ Aurora Borealis e documentarla con la mia macchina fotografica. Nonostante abbia dovuto combattere contro tempeste di neve, binari congelati e la costante minaccia delle nuvole, alla fine, grazie alla pazienza, ho portato a casa un notevole risultato.

Abbiamo lasciato la mia avventura artica mentre davo il mio saluto a Stoccolma e mi imbarcavo su un aereo (di massimo 50 posti) per Kiruna, città principalmente famosa per la sua gigantesca miniera di ferro che non dorme mai.

Mi sono diretto 250 chilometri nel circolo polare artico perché in tutto il mondo Kiruna (in particolare Abisko e Bjorklinden) è considerato il miglior posto per l’osservazione del maestoso fenomeno naturale che volevo fotografare. Prima di tuffarci nella vera avventura, però, vorrei spendere due parole su questa cittadina così caratteristica.

Nata come città mineraria, oggi continua a ricevere la sua linfa vitale dall’ enorme miniera che si estende non solo dentro tutta la montagna che sovrasta la città ma anche sotto la città stessa a tal punto che è in corso un’ enorme operazione di spostamento degli edifici cittadini per rendere più accessibile il prezioso minerale nascosto nel sottosuolo. In città le attrazioni, bisogna ammetterlo, sono poche soprattutto durante il giorno; la sera, con 10 minuti di taxi e dopo un buon Hamburger di alce e una pinta di birra al “The Bishop’s Arms”, le avventure a disposizione aumentano notevolmente una volta raggiunto il Camp Ripam. Il più rinomato hotel/campeggio della città, possiede infatti un lungo percorso che ti porta nelle profondità della foresta dove le luci della città non arrivano e dove, in teoria, avresti un’ ottima visuale dell’aurora boreale ma la sera in cui ero lì, il signore dei venti e delle nubi aveva piani diversi quindi, nonostante la picevole passeggiata a -30° sono tornato a casa a mani vuote.

Il mattino seguente ho scoperto che quella era stata la notte più fredda negli ultimi 10 anni a Kiruna, cosa che può sembrare elettrizzante e molto soddisfacente dal punto di vista di un esploratore, ma che ha trasformato la giornata in un incubo. Il freddo, infatti, aveva bloccato ogni treno della regione e proprio con uno di quegli stessi treni avrei dovuto raggiungere Bjorklinden, il miglior posto in assoluto per assistere all’ aurora boreale . Come dice il proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere: dopo una mattinata passata a fare telefonate abbiamo trovato una macchina che ci avrebbe portato a destinazione e durante il viaggio e lungo la strada ho avvistato un gruppo di renne che stava per attraversare la strada, così ho gridato all’autista di fermarsi e sono corso giù per fare qualche fotografia. Dopo qualche momento di esitazione in cui tutte le renne mi hanno fissato simultaneamente e in cui io ho provato un istinto primordiale alla fuga, loro hanno ripreso la loro traversata e io ho potuto continuare a fotografarle senza pericoli.

Arrivati a Bjorklinden sono sceso nell’unico hotel della piccola cittadina che però, nonostante le ridotte dimensioni, aveva un ristorante strepitoso accompagnato da una vista incredibile di un lago ghiacciato essendo sulla cima di una collinetta alle cui pendici si trova la cittadina. Quella sera la mia destinazione era l’Aurora Sky Station, una piccola baita a cui si accede tramite un viaggio di mezz’ ora su una seggiovia sospesi su uno strapiombo a -20°. Una volta in cima ho fatto un po’ di conoscenza con altri impavidi fotografi che avevano scelto di sfidare il freddo insieme a me e, se mi sta leggendo, vorrei fare un saluto speciale al mio amico Rommel : spero che gli arrivi fino alle Filippine ! Nonostante la bellissima compagnia anche quella sera le nuvole hanno giocato a mio sfavore quindi niente aurora nemmeno al tentativo numero 2.

La sera del tentativo numero 3 è stata la più emozionante dell’intera vacanza perché, appena calato il sole, mi sono unito ad una “carovana” di motoslitte organizzata dell’ hotel e diretta nella foresta, di nuovo per trovare un punto abbastanza buio da avvistare la preda tanto ambita.

Pilotare una motoslitta è stato incredibile e con un poco di impegno sono riuscito anche ad attaccare la mia telecamera al manubrio, quindi un incredibile video che riassume tutte le parti più avventurose del mio viaggio è in produzione e arriverà presto!!

Il quarto giorno, spinto dalla curiosità ho chiesto se c’era un servizio navetta per una pista da sci nei paraggi, e così ho potuto una delle mie passioni, lo snowboarding, in quella regione cosi’ remota.

Tornato in hotel ho iniziato i preparativi per quella che doveva essere l’ultima notte a -20° sperando di avvistare qualcosa. Il programma era semplice: avevo deciso di unirmi ad un gruppo di fotografi guidato da due professionisti che ci avrebbe portato in alcune locations ideali per cercare di portare a casa le migliori foto possibili.

Armato di macchina e cavalletto mi sono diretto al punto di incontro dove sono salito in macchina con uno dei fotografi che lungo la strada mi ha dato alcune dritte per l’ impostazione della macchina fotografica e mi ha fatto un interessante discorso sulle differenze fra gli svedesi di Stoccolma, più europeizzati e meno temprati dall’inverno e dal freddo, e gli Svedesi di Kiruna, più forti ed austeri e poco inclini ai convenevoli. Una volta arrivati a destinazione ci siamo incamminati lungo un sentiero che ci ha portati ad un lago ghiacciato dove la nostra guida ha iniziato a testare lo spessore del ghiaccio (saltandoci sopra !!) e facendoci segno di seguirlo. Una volta raggiunta la posizione perfetta ci ha detto di aspettare, e così tra prove e aggiustamenti del cavalletto passano 2 ore in cui il cielo stentava ad aprirsi, ma, quasi come un segno divino, proprio mentre stavamo iniziando a smontare si è alzato il vento e dopo trepidanti attese ho avuto la mia strisciolina di luce verde da poter ammirare . Dopo una moltitudine di foto e dopo aver ammirato il cielo più stellato che avessi mai visto, siamo ritornati in hotel contenti del regalo avuto proprio la nostra ultima sera.

Il regalo però è costato una notte insonne: sono tornato all’albergo alle 3 del mattino consapevole del fatto che l’aereo ( l’unico nell’arco di 3 giorni) che mi avrebbe riportato a casa partiva alle 6, quindi ho avuto a stento il tempo di fare la valigia prima di ripartire per l’aeroporto.

Sono così tornato a casa ringraziando la Svezia, questa nazione immersa nella neve che mi aveva regalato dei momenti così speciali, e il dio dei venti che almeno l’ultima sera mi ha permesso di essere pienamente soddisfatto del mio viaggio.

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