Journey to Little Pripyat

Salve cari viaggiatori, la mia ultima assenza è stata particolarmente lunga a causa di una faticosa sessione estiva ricca di esami molto affascinanti ma alquanto difficili. Le avventure in questi 2 mesi non sono mancate e una delle più surreali è stata il mio “viaggio” in quello che aveva tutta l’aria di essere un sobborgo di una metropoli della Russia sovietica ma che in realtà era semplicemente la periferia di Milano.

Alle Spalle di Sesto San Giovanni si trova quello che probabilmente era un incredibile progetto di riqualifica che si deve essere arenato lungo la via. Quello che invece si è venuto a creare è un ambiente incredibile dal punto di vista fotografico, umano e paesaggistico.

In questo luogo sono riuscito a identificare quei tratti distintivi che appartenevano a due  mondi agli antipodi fino a “poco” tempo fa e che qui si sono mescolati creando un ibrido tra quella che era la società sovietica e quella che è la società americana.

Innanzitutto, dal punto di vista degli spazi la vastità è quello che colpisce chi per la prima volta posa gli occhi su questo quartiere, le vie sono poche ma sono predisposte ad un intenso flusso di persone essendo di 3 o 4 corsie per ogni carreggiata. I marciapiedi ai lati di queste file di condomini-alveare sono quasi tutti affiancati da una pista ciclabile (deserta) e si estendono a perdita d’occhio.

Le case non si riescono a contare, l’incredibile sequela di edifici identici l’uno dall’altro differenziati solo da un numero quasi spaventa il visitatore con il suo potere omologante: case identiche per persone identiche con identiche passioni ed identiche abitudini. Contare queste unità abitanti (gli umani) risulta molto più semplice, molti appartamenti sono vuoti e molte case sono state abbandonate a loro stesse diventando rifugi per senzatetto o tossicodipendenti.

In queste abitazioni ho iniziato a vedere l’unione tra il mondo Statunitense e quello Sovietico, in queste grandi palazzine ho visto “i piani del partito di gestione della popolazione”, mentre nel “grande abbandono urbano” ho visto l’America del dopo 2008, un America in cui si pensava in grande e in cui si scommetteva su quelle stesse periferie che oggi con il loro degrado stanno sommergendo intere metropoli.

Questo incredibile quartiere offre diversi ambienti degni di nota da parte della creatività del fotografo e della curiosità dell’antropologo. In mezzo a diversi edifici abbandonati (tra cui alcuni nuovissimi ma completamente disabitati) si trova infatti un centro commerciale inaugurato da pochi mesi, un ultimo tentativo di dare vita e movimento alla zona. Piacevole dal punto di vista architettonico è l’unico polo attrattivo della zona e, esattamente come nelle Mall americane, il 90% di chi si incontra non è li per fare acquisti ma sceglie il supermercato come punto di ritrovo per socializzare.

Dagli skaters ai senzatetto l’unico luogo che sembrava popolato era proprio il supermercato nonostante li vicino ci fosse quello che somigliava vagamente ad un parco, con un caffè letterario e numerosissimi giochi per bambini.

L’ibrido tra Usa e Urss continua a svilupparsi non solo nelle distanze, ogni cosa è talmente lontana da ogni altra che è necessario muoversi in auto, ma anche nel senso di estrema manipolazione del territorio che ti circonda. Queste grandi infilate di case non seguono il paesaggio, irrompono perpendicolari in mezzo ai terrapieni creando questo senso di esagerazione nello sfruttamento di un terreno già martoriato dall’industria del boom economico. L’antropomorfizzazione poi tocca il suo culmine grazie alle centinaia di tralicci che sii scorgono nei dintorno che portano chilometri e chilometri di cavi in giro per il paesaggio e sono tanto invasivi che ne è nato un movimento di protesta che rimane quotidianamente inascoltato.

La mia visita è stata breve quindi non ho potuto approfondire la conoscenza del posto dal punto di vista umano facendo duechiacchiere con un locale possibilmente non al supermercato. Per strada gli incontri sono molto rari ma i pochi volti che ho visto sembrano raccontare belle storie.

Per chiunque volesse imbarcarsi in quest’impresa basta andare in via Ugo Tognazzi alla periferia sud della grande Milano e forse potrete assaporare anche voi i due estremi della cortina di ferro.

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